Il controllo di Hitler

di David B. Kopel e Richard Griffiths

Una puntata della miniserie Hitler: The Rise of Evil(realizzata dall’emittente CBS) tenta di spiegare le condizioni che consentirono a un individuo evidentemente malvagio e anormale d’impossessarsi del potere assoluto e commettere omicidi di massa. La serie della CBS si concentra su alcune delle persone le cui decisioni sbagliate spianarono la strada per la dittatura psicopatica di Hitler: sua madre, che si rifiutò di riconoscere che il suo bambino era profondamente disturbato e anti-sociale; il giudice che lo condannò a un periodo di reclusione ridicolo per il suo alto tradimento; il presidente Hindenburg e i delegati al Reichstag (tranne quelli socialdemocratici) che accettarono le sue leggi dittatoriali anziché decretare la crisi (che, a prescindere dal suo esito, sarebbe stata assai preferibile alla possibilità per Hitler d’ottenere il potere e condurre la Germania alla guerra mondiale).

Informare una nuova generazione di telespettatori sulla mostruosità di Hitler è un importante servizio pubblico della CBS, poiché, se pensiamo davvero che “non debba succedere mai più”, allora dobbiamo pure ricordare come e perché Hitler potè fare quel che fece. Lo scienziato della politica Rudolph J. Rummel, il massimo studioso mondiale dei genocidi del ventesimo secolo, stima che i nazisti abbiano ucciso 21 milioni di persone, a cui vanno aggiunte le vittime di guerra. Con le moderne tecnologie, un Hitler redivivo potrebbe cancellare molte più vite, molto più rapidamente.

Invero, proprio ora Robert Mugabe, dittatore dello Zimbabwe, sta perpetrando un genocidio per mezzo della carestia, allo scopo di far fuori circa sei milioni d’individui. Mugabe è un grande ammiratore di Hitler. Il suo numero due, Chenjerai Hunzvi (morto l’anno scorso), comandante delle sue bande terroristiche, si soprannominò “Hitler”. Una delle cose che Robert Mugabe, “Hitler” Hunzvi, e Adolf Hitler hanno in comune sono i loro forti ed efficaci programmi di controllo delle armi.

Detta semplicemente, se non fosse stato per il controllo delle armi, Hitler non sarebbe stato in grado d’uccidere 21 milioni di persone. Né Mugabe potrebbe oggi portare avanti i suoi propositi terroristici.

In un articolo pubblicato sull’Arizona Journal of International & Comparative Law, Stephen Halbrook dimostra che gli ebrei tedeschi e altri oppositori di Hitler non erano destinati a recitare il ruolo di vittime inermi e passive. Egli spiega come, appena preso il potere, i nazisti disarmarono i loro nemici senza se e senza ma. Essi temevano gli ebrei – molti dei quali erano veterani della Prima guerra mondiale – al punto da privarli addirittura dei coltelli e delle vecchie sciabole.

I nazisti non promulgarono alcuna legge sulle armi fino al 1938. Prima di allora, s’accontentarono delle norme vigenti nella Repubblica di Weimar allo scopo di premunirsi contro ogni forma di resistenza interna al proprio regime.

Nel 1919, di fronte al caos economico e politico e a una possibile rivoluzione comunista all’indomani della sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale, la Repubblica di Weimar emanò una legge sul possesso delle armi. Essa bandiva il possesso di ogni tipo di armi da fuoco e munizioni da parte dei civili, e ne richiedeva la consegna “immediatamente”.

Una volta stabilizzatasi la situazione politica ed economica, la Repubblica di Weimar adottò una legge meno draconiana, molto simile alle norme oggi reclamate dagli attivisti anti-armi americani, e forse un po’ più generosa.

La legge di Weimar sulle armi e munizioni richiedeva una licenza per dar vita a qualunque attività commerciale legata alle armi da fuoco. Fu necessario un permesso speciale per la polizia, sia per l’acquisto, sia per il porto di armi. Alla polizia tedesca venne garantita completa discrezionalità di negare il permesso ai criminali o agl’individui sospetti. L’assoluta discrezionalità da parte della polizia è la proposta introdotta da Handgun Control, Inc. (ora nota come campagna Brady) nel 1994.

Sotto le legge di Weimar, non era richiesta alcuna licenza per conservare un’arma da fuoco in casa, a meno che il cittadino non ne avesse più di cinque d’un certo tipo o possedesse più di 100 munizioni. La legge era più morbida per le armi “da caccia” o “per uso sportivo”. Anzi, era, questa, la prima legge al mondo a individuare una distinzione formale tra armi sportive e no. In relazione alla detenzione domestica di armi e alle armi sportive, la legge di Weimar non era severa come quella oggi vigente nel Massachusetts, o alcune proposte dei fautori del controllo delle armi in America.

E’ significativo che la legge di Weimar richiedesse la registrazione della maggior parte delle armi legalmente detenute, come le leggi di alcuni stati americani. In Germania, questo procurò ai nazisti le informazioni di cui avevano bisogno per disarmare gli ebrei e altri ritenuti inaffidabili.

La campagna nazista di disarmo ebbe inizio appena Hitler prese il potere nel 1933. Mentre alcuni governi genocidi (come quello dei Khmer rossi in Cambogia) agirono al di fuori delle leggi, il governo nazista seguì l’attitudine tedesca verso la creazione di larghi volumi di regole e regolamenti scritti. Eppure non fu prima del marzo 1938 (lo stesso mese in cui Hitler annetté l’Austria all’Anschluss) che i nazisti promulgarono una propria legge sulle armi. La nuova legge formalizzava le pratiche imposte da Hitler attraverso la legge di Weimar: agli ebrei venne proibito ogni coinvolgimento nel business delle armi.

Il 9 novembre 1938 Hitler lanciò la Kristallnacht, e gli ebrei inermi furono aggrediti ovunque in Germania da folle istigate dal governo. Contemporaneamente alla Kristallnacht, il governo utilizzò l’autorità amministrativa della legge sulle armi del 1938 per chiedere subito agli ebrei di consegnare tutte le loro armi da fuoco o da taglio, e per ordinare una sentenza di morte o 20 anni in un campo di concentramento contro ogni trasgressione.

Anche dopo il 1938, la legge tedesca sulle armi non era proibitiva. Semplicemente, concedeva al governo informazioni e discrezione sufficienti a garantire che le vittime non sarebbero state in grado di difendersi.

Sotto il regime di Hitler, i tedeschi avevano creato un esercito molto ampio ed eccellentemente addestrato – l’esercito più potente che avesse mai calcato il mondo fino a quel momento. Uomo per uomo, i nazisti avevano una capacità di combattimento superiore a quella di ogni altro esercito in campo nella Seconda guerra mondiale, e furono alla fine sconfitti a causa dell’enorme sproporzione numerica rispetto agli eserciti alleati e alle risorse economiche, immensamente maggiori, di questi ultimi.

Pur potendo contare su un esercito estremamente potente, i nazisti temevano il possesso di armi da parte di civili ostili. Gli eventi del 1943 mostrarono che questa paura non era mera paranoia. Quando cominciò a circolare la voce di quel che accadeva nei campi della morte, ebrei coraggiosi presero le armi a Tuchin, Varsavia, Bialystok, Vilna e ovunque. Molti ebrei si unirono anche agli eserciti partigiani nell’Europa orientale, e, sorprendentemente, riuscirono anche a organizzare fughe e rivolte nei campi di Treblinka e Auschwitz. Sono molti i libri che narrano queste eroiche storie di resistenza. They Fought Backdi Yuri Suhl (1967) è un buon esempio, che mostra che centinaia di migliaia di ebrei combatterono. Il libro Escape from Sobibore l’omonimo film (1987) raccontano l’incredibile storia di come gli ebrei russi prigionieri di guerra organizzarono una rivolta che distrusse per sempre uno dei principali campi di concentramento.

Ai nazisti servirono mesi per reprimere la sollevazione ebraica nel ghetto di Varsavia, che aveva avuto inizio grazie a poche armi acquistate sul mercato nero, rubate o ottenute di nascosto dai polacchi.

Halbrook sostiene che la storia della Germania avrebbe potuto essere diversa se più cittadini fossero stati armati, e se il diritto di portare armi fosse stato più forte nella cultura e nella costituzione tedesche. Egli sottolinea che, mentree la resistenza ebbe luogo in molte parti dell’Europa occupata, non ve ne fu quasi alcuna nella Germania, perché i nazisti avevano potuto applicare per anni le leggi sulle armi e assicurarsi che nessun potenziale nemico del regime avesse i mezzi per resistere.

Nessuno può dire con certezza quali paesi cadranno sotto una dittatura genocida. La Germania sotto la Repubblica di Weimar era una nazione democratica con una lunghissima storia di tolleranza nei confronti degli ebrei ben maggiore di quella sperimentata in Francia, Inghilterra, Russia o quasi ogni altro luogo. Le attuali leggi sulle armi dello Zimbabwe sono state approvate quando la nazione era la colonia britannica della Rhodesia, e gli autori di quelle leggi non sapevano che un giorno esse sarebbero state impugnate da un Hitler africano dedito agli stermini di massa.

Non si può mai sapere se un giorno avremo bisogno d’un estintore. Molta gente passa un’intera vita senza doverlo usare, e la maggior parte delle persone non avrà mai bisogno delle armi da fuoco per opporsi a un genocidio. Ma se non ci prepariamo ad avere a portata di mano un salvavita per le emergenze inaspettate, allora noi e la nostra famiglia potremmo non sopravvivere.

Nel libro Children of the Flames, il sopravvissuto di Auschwitz Menashe Lorinczi racconta quel che accadde quando l’esercito sovietico liberò il campo: i russi disarmarono le guardie SS. Poi, due emaciati prigionieri ebrei, muniti di armi sottratte alle SS, si presero sistematicamente la loro rivincita su una grossa formazione di SS. I soldati tedeschi inermi accettarono passivamente il proprio destino. Dopo che Lorinczi si trasferì in Israele, gli fu spesso chiesto da altri israeliani perché gli ebrei non avevano combattuto contro i tedeschi. Egli rispose che molti ebrei l’avevano fatto. Poi ricordò l’improvviso cambiamento nel comportamento degli ebrei e dei tedeschi ad Auschwitz, una volta che la nuova politica di “controllo delle armi” dell’esercito russo avevano tolto le armi dalle mani degli uni per consegnarle agli altri: “e oggi, quando mi pongono quella domanda, dico che non importa se sei ungherese, polacco, ebreo, o tedesco: se non hai un’arma, non hai nulla”.

 

 National Review Online, 22 maggio 2003

http://www.nationalreview.com/kopel/kopel052203.asp


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