La conferenza dell’Onu sulle armi leggere

di David B. Kopel

Il numero d’inverno-primavera 2002 della SAIS Reviewconteneva molti articoli critici sulla posizione tenuta dagli Stati Uniti in occasione della Conferenza sulle armi leggere delle Nazioni Unite del 2001. Albrecht Gero Muth, Rachel Stohl e Loretta Bondi erano contrari all’opposizione della delegazione americana al bando sulla cessione di armi ad attori non statali. Ciò di cui i fautori del bando non si rendono conto, o non si preoccupano, è che gli attori non statali possono essere gruppi oppressi che tentano di assicurarsi i propri legittimi diritti contro un governo tirannico, e dovrebbero dunque aver titolo di ricevere armi.

Un’occhiata ai governi che sostengono il bando indica ch’esso sarà probabilmente utilizzato per puntellare il potere di quei regimi che mancano di legittimità. Per esempio, la teocrazia totalitaria che governa l'Iran ha assunto un ruolo di primo piano nella promozione della proposta. La posizione iraniana riflette il fatto che il governo della Repubblica islamica è altamente impopolare e ha ragione di temere una rivolta tesa a chiedere la formazione d’un governo legittimo. Il bando sulla cessione di armi leggere ad attori non statali renderà più semplice per il governo iraniano sopprimere l’insurrezione e continuare a esercitare il proprio dominio dittatoriale. Anche il governo cinese era favorevole al bando, in parte senza dubbio per prevenire gli abitanti di Taiwan dall’essere in grado di difendersi in caso d’un tentativo cinese di acciuffare Taiwan, che non è uno stato riconosciuto dalla dittatura cinese. In breve, i regimi illegittimi e non democratici apprezzano il bando sulla cessione di armi leggere ad attori non statali poiché esso limita la capacità dei gruppi oppositori di resistere all’oppressione.

Anche uno sguardo alla storia suggerisce che un bando sulla cessione di armi leggere ad attori non statali non sarebbe saggio. Gli stessi Stati Uniti erano un attore non statale durante il periodo rivoluzionario, e ricevevano armi dalla Francia. Quest’esperienza dovrebbe rendere il governo americano particolarmente attento a preservare il diritto ad armare i gruppi oppressi che tentino d’assicurarsi i propri diritti legittimi. Secondo la retorica degli attori non statali, poi, gli Stati Uniti non avrebbero potuto aiutare i movimenti anti-nazisti clandestini in Francia, e nessuno avrebbe potuto soccorrere gli ebrei nel ghetto di Varsavia. Il sottosegretario americano John Bolton lo ha compreso quando ha sottolineato che la proposta sugli attori non statali “impedirebbe l’assistenza a un gruppo non statale oppresso da un governo genocida”.

La retorica degli attori non statali consente il possesso d’armi da parte di gruppi autorizzati ma non ufficialmente controllati dal governo; tuttavia, questi sono gli stessi gruppi che spesso fanno il lavoro sporco del governo. Gruppi come il Ku Klux Klan in alcuni stati del sud degli Usa al tempo di Jim Crow, le bande genocide indonesiane a Timor Est negli anni ’80, o le milizie terroriste di “Hitler” Hunzvi nello Zimbabwe. Un divieto di vendita di armi leggere ad attori non statali proibirebbe il trasferimento d’armi a gruppi perseguitati dal loro governo, come gli schiavi liberati nel Sud prima della guerra, i cattolici di Timor Est, o gli agricoltori bianchi e i neri sostenitori del Movimento per il cambiamento democratico in Zimbabwe. E’ significativo che i genocidi dell’ultimo secolo siano stati preceduti da massicci sforzi del governo per disarmare gli attori non statali – è avvenuto per gli asiatici in Uganda, gli armeni in Turchia, gli ebrei e gli zingari nell’Europa occupata dai nazisti, e i cambogiani sotto Pol Pot.

Alla conferenza, le Nazioni Unite hanno stimato che le armi leggere uccidono 500.000 persone l’anno: 300.000 in guerra, e altri 200.000 a causa di omicidi, suicidi e incidenti. Lasciamo perdere il fatto che la maggior parte delle vittime di guerra sono causate dai governi, che l’ONU non sembra voler disarmare. Ignoriamo anche le domande se i programmi anti-armi effettivamente potrebbero disarmare gli omicidi e ridurre i suicidi e gli incidenti, nonostante la forte evidenza contraria. Anzi, facciamo finta che la proibizione dell’Onu possa salvare 500.000 vite.

Ora, confrontiamo quelle 500.000 morti l’anno con gli oltre 169 milioni di civiliche sono stati uccisi dai governi dal 1900 al 1987, come ha mostrato lo scienziato politico dell’Università delle Hawaii Rudy Rummel. Dato che democidio – il termine coniato da Rummel per indicare gli omicidi di massa commessi dai governi – si riferisce quasi esclusivamente a quei regimi che hanno tentato di disarmare le loro vittime, molte, forse la maggior parte, di quelle vite si sarebbero potute salvare se ciascuno avesse avuto un’arma da fuoco funzionante e delle munizioni. In altre parole, se accettiamo le premesse della lobby del disarmo, la proibizione delle armi appare da tre a quattro volte più mortale della proliferazione delle armi.

Una volta riconosciuto che la gente può legittimamente possedere armi leggere per resistere contro governi illegittimi, specie quelli democidi, allora anche un’altra parola d’ordine della lobby del disarmo, trasparenza, sembra volgersi a detrimento dei diritti fondamentali della persona. Applicato all’individuo, trasparenza è un eufemismo che sta per abolizione della privacy. Applicato al possesso delle armi, trasparenza significa che il governo tiene traccia di tutti coloro che hanno armi, e sa precisamente che tipo di armi hanno. In altre parole, la trasparenza dovrebbe essere più propriamente definita “registrazione governativa delle attività private”. Nessun innamorato della libertà vorrebbe una registrazione dei libri letti, o delle condizioni mediche e sanitarie personali, o dei comportamenti sessuali. Ciò vale anche per le armi da fuoco. La trasparenza è stata più volte utilizzata dai governi per facilitare la confisca di alcune o tutte le armi – in democrazie come le Bermuda, il Canada e l’Inghilterra, e in dittature come la Germania nazista, l’Unione Sovietica e gli stati da esse conquistati.

Poiché il potere politico spesso nasce dalla canna del fucile, non sorprende che le cleptocrazie farebbero carte false per proibire i trasferimenti d’armi leggere agli “attori non statali”. Né soprende ch’esse invochino la trasparenza come passo importante verso l’imposizione d’un monopolio governativo della forza.

Non v’è alcuna ragione legittima perché il governo monopolizzi le armi leggere, la stampa, le istituzioni religiose, le abitazioni, o qualunque altra forma di proprietà che aiuti a mantenere libero uno stato. Menciù, il più influente pensatore confuciano, difendeva la ribellione contro un governo illegittimo. Citando lo Shu Ching, Menciù scrive: “Il Cielo vede come vede la gente; il Cielo sente come sente la gente”. Quindi, l’insoddisfazione del popolo equivale a un licenziamento dei governanti corrotti, e il trasferimento del Mandato del Cielo ad altri. Confucio e Thomas Jefferson, Menciù e James Madison avevano capito questa verità fondamentale della legittimità politica. Allo stesso modo, coloro che hanno sostenuto la delegazione americano alla Conferenza dell’Onu credono che la Dichiarazione d’Indipendenza e la saggezza dei confuciani siano eredità comune di tutto il genere umano.

 

(SAIS Review, vol. XXIII, no 1, inverno-primavera 2003, pp. 319-22)

http://www.davekopel.com/2A/Foreign/UN-Small-Arms-Conference.htm

 


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